Introduzione alla mostra

  1. Presentazione

Subito dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, i nazisti separano tutti gli ebrei che risiedono nei territori conquistati dal resto della popolazione, concentrandoli in quartieri ermeticamente chiusi di piccole e grandi città, in attesa di decidere del loro destino finale. In tre anni arrivano a istituire più di 1.100 ghetti, e al loro interno muoiono almeno 600.000 persone. Due terzi delle vittime della Shoah vive per un periodo più o meno lungo in un ghetto. Circa la metà dei ghetti si trova in Polonia. Altri ne vengono creati in Ucraina, nei paesi baltici, nella Russia bianca, in Ungheria, in Grecia e in Romania. In Boemia e Moravia si trova un ghetto "speciale", quello di Theresienstadt.
Questa mostra vuole ripercorrere la storia dei ghetti istituiti in Polonia, che hanno una caratteristica comune: per gli ebrei ivi imprigionati la sorte stabilita è la stessa, la deportazione nei centri di sterminio. Sono situati in tutto l'ex territorio polacco, sotto occupazione tedesca: nel Governatorato Generale, nei territori nord-occidentali annessi al Reich e nelle zone nord-orientali di Ciechanów e Białystok. In questa esposizione non si fa riferimento ai ghetti attivati, in circostanze diverse, ancora più a Est, come nei Paesi baltici, in Ucraina e in Bielorussia, o come quelli istituiti in Romania e in Ungheria. Il processo di ghettizzazione nell'Est, comunque, riguarda quasi esclusivamente gli ebrei e chi è classificato come tale, ovvero anche persone di discendenza ebraica convertite al cristianesimo. Subiscono la stessa politica nazista di reclusione e deportazione anche i sinti e i rom, benché su scala minore.
La mostra ripercorre tutte le vicende in quattro grandi sezioni, ed è preceduta da un breve spazio dedicato al ruolo del "ghetto" nei secoli precedenti e da una panoramica sulla storia degli ebrei in Polonia e sulla persecuzione degli stessi nella Germania nazista, prima della seconda guerra mondiale. La prima grande sezione inizia con l'occupazione della Polonia, per poi passare a descrivere le prime espulsioni degli ebrei, fino ad arrivare al momento dell'istituzione dei ghetti.
Nella parte centrale viene raccontata dettagliatamente la vita degli ebrei nei ghetti, fra regolamenti e restrizioni, saccheggi e distruzioni, maltrattamenti e uccisioni singole. Sono descritte nei particolari le condizioni di vita, segnate dalla fame, dalle malattie e dalle conseguenze del lavoro forzato. Uno sguardo particolare viene dato allo spazio che, nonostante le limitazioni imposte dai nazisti, gli ebrei trovano per una vita sociale, culturale e religiosa, ovvero per condurre, in quelle condizioni, una vita "normale", in particolare tentando di dare un'istruzione e una prospettiva di vita futura ai bambini. In un focus viene mostrata la propaganda antiebraica, che i nazisti mettono in atto in Polonia, e i loro prodotti cinematografici, destinati non solo al pubblico tedesco ma anche a quello europeo, realizzati proprio nella realtà dei ghetti polacchi. In questo ambito è da collocare anche il caso speciale di "Theresienstadt". Di seguito sono inserite le informazioni sull'atteggiamento di chi vive nel "mondo esterno", dagli Alleati al Governo polacco in esilio a Londra, senza dimenticare un aspetto quasi sconosciuto: il rapporto tra la realtà dei ghetti e la società italiana. La quarta sezione racconta la liquidazione dei ghetti e dei loro abitanti attraverso le fucilazioni di massa e le deportazioni versi i campi di sterminio. Si passa a documentare il ruolo dei persecutori e l'atteggiamento di coloro, purtroppo pochi, che a questi si sono opposti: i soccorritori e i "Giusti tra le nazioni". La fine della mostra è dedicata agli ebrei che hanno dato la loro vita opponendo alla politica di persecuzione e sterminio nazista un'eroica resistenza armata.