Vita sociale, culturale e religiosa

  1. La Storia
  2. Immagini e documenti
  3. Testimonianze

Nei ghetti, divenuti "libere società di schiavi" (Ringelblum), tutte le organizzazioni ebraiche pre-esistenti sono sciolte, il tessuto sociale e sanitario distrutto, le scuole chiuse, le formazioni politiche disperse. Nonostante queste misure, gli ebrei cercano di mantenere una vita sociale, culturale e religiosa. In molti ghetti vengono istituiti comitati di assistenza. Attraverso succursali in varie città si distribuiscono viveri e oggetti di uso comune e si allestiscono punti di distribuzione della zuppa per i più deboli. A Varsavia vengono istituiti i Comitati di caseggiato e si formano gruppi che aiutano i profughi.
Gli ebrei organizzano delle infermerie dove medici e infermieri mettono a disposizione la loro professionalità, quasi del tutto sprovvisti di medicinali. Viene creata anche una "Croce Rossa" bundista (del partito socialista ebraico Bund), così come sono allestiti laboratori scientifici. Bambini rimasti senza genitori trovano assistenza negli orfanatrofi, fra cui quello diretto da Janusz Korczak, che la mattina del 5 agosto 1942 sarebbe stato deportato a Treblinka con tutti i suoi bambini.
In ogni ghetto sono organizzati corsi illegali, dove ci si dedica soprattutto all'insegnamento della storia e della cultura ebraica, parallelamente a quello della lingua yiddish; il tutto finalizzato alla conservazione di un'identità comunitaria. Si organizzano anche corsi professionali di vario tipo.
Gli ebrei ortodossi rappresentano il segmento della società ebraica che sopporta con particolare fatica il peso delle persecuzioni, in particolare i divieti di mettere in pratica i precetti . Tuttavia, migliaia di praticanti continuano, nonostante le chiusure delle sinagoghe e delle scuole, a studiare i testi proibiti, celebrando di nascosto le feste religiose.
Gli abitanti dei ghetti tentano infine di organizzare anche una vita culturale: manifestazioni artistiche, concerti musicali e spettacoli teatrali aiutano a costruire un mondo consolatorio, in opposizione alla realtà senza speranza della vita quotidiana.

Legenda: Testimonianze dei persecutori

Le portavo il sangue in piccole provette e lei talvolta ci raccontava le riunioni del gruppo di ricerca. Nel ghetto i medici non solo continuavano a fare il loro mestiere, ma sino alla fine portarono avanti le ricerche scientifiche per coloro che sarebbero venuti dopo. L'ultimo incontro del gruppo di ricercatori che studiavano l'inedia ebbe luogo nell'agosto 1942, quando erano già cominciate le retate. Il dottor Milejkowski informò i partecipanti che quella era la loro ultima riunione e disse loro dove sarebbero state nascoste copie del loro lavoro. Uno dei nascondigli era il cimitero. A una settimana dalla riunione, quasi nessuno di coloro che vi avevano preso parte era ancora in vita.36

Adina Blady Szwajger, ebrea polacca, ha 22 anni e sta per laurearsi in medicina, per questo diviene testimone, come medico, degli orrori commessi nell'ospedale dei bambini del ghetto di Varsavia. L'ospedale continua a funzionare, con sforzi sovrumani da parte del personale, fino alla chiusura definitiva ordinata dai tedeschi. Così Adina entra nella resistenza e comincia a raccogliere armi e ad aiutare chi ne ha bisogno. Dopo la guerra torna a Varsavia, dove svolge fino al 1985 la sua attività di pediatra.

36 A. Blady Szwajger, La memoria negata, Frassinelli, Milano 1992, p. 42.
Adam Czerniaków (1880-1942) chimico e ingegnere, senatore, rappresentante dell'Unione ebraica artigiani di Varsavia, poliglotta, poeta, amante dell'arte, della musica, della letteratura. Diviene nel 1939 presidente del Consiglio ebraico di Varsavia. Si suicida il giorno dopo l'inizio della liquidazione del ghetto di Varsavia, il 23 luglio 1942, ingerendo una pillola di cianuro.

37 A. Czerniaków, Diario 1939-1942. Il dramma del ghetto di Varsavia, Città Nuova, Roma 1989, pp. 341-342.
4 aprile 1941
Mia sorella Anna si è iscritta al corso di sartoria per bambini, che comprende due classi, frequentate da molte ragazze la mattina e il pomeriggio. Qui vengono confezionate scarpe per gli orfanotrofi dove quasi tutti i bambini sono scalzi. Essendo la pelle irreperibile, gli alunni raccolgono nel ghetto e portano a scuola vecchi cappelli di feltro che vengono poi puliti e trasformati in scarpe di diversi tipi. Come suole gli studenti usano due o tre strati di feltro o di pelle di vecchie scarpe donate per questo scopo dagli abitanti più ricchi del ghetto. Le ragazze lavorano volentieri perché sanno quanti piedini gelidi aspettano il frutto delle loro fatiche. Tutte si prestano gratuitamente.

9 aprile 1941
Al N.16 di Sienna, nella casa dove si svolgono i nostri corsi di arti decorative, è stato inaugurato un nuovo varietà diretto da Tatiana Epstein. Le cameriere sono signore della migliore società. Artisti famosi vi si esibiscono, fra cui il virtuoso Wladislav Spielman. Fra pochi giorni in questo varietà si terrà una gara fra artisti giovani. Il premio è un contratto di una settimana per esibirsi nel varietà stesso, con un buon salario. La gara del varietà ha avuto un successo enorme; nei tre gironi che è durata, il locale era gremito da scoppiare. Sono stati distribuiti premi per i numeri di canto, di ballo e di recitazione e per i vari strumenti. La vita artistica del ghetto è fiorentissima. Nella Nowolipie un minuscolo teatro d'arte yiddish, battezzato "Azazel", funziona sotto la direzione dell'attrice Diana Blumenfeld, moglie di Jonas Turkow. Nella Nowolipki che corre parallela alla Nowolipie, il Teatro pubblico dà recite in polacco.

14 dicembre 1941
Ho assistito oggi al concerto di una cantante che ha grande successo: Vera Gran. Vera canta soprattutto musica classica e le canzoni moderne del giovane compositore Kuba Cohn, un prodotto del ghetto. Questa musica esprime tutta la tristezza e la volontà di resistenza degli ebrei. Ha una nota nuova e originale che poteva nascere solo in quest'atmosfera di dolore, di tortura e di sopportazione eroica.

29 ottobre 1941
Ogni giorno nell'Art Café della Leszno si possono ascoltare canzoni satiriche sulla polizia, sul servizio delle ambulanze, sui ricciò e perfino, in maniera velata, sulla Gestapo. La stessa epidemia di tifo è argomento di scherzi. È un sorriso fra le lagrime, ma pur sempre sorriso. Questa è la sola arma del ghetto, i nostri ridono della morte e dei decreti nazisti. L'umorismo è la sola cosa che i nazisti sono assolutamente incapaci di capire.

6 maggio 1942
Malgrado il terrorismo in continuo aumento, la comunità ha aperto un certo numero di scuole elementari per i bambini di sette anni. L'insegnamento è impartito in yiddish. La comunità fornisce anche libri di testo che attualmente è molto difficile procurarsi. Il programma comprende in più alcune ore di ricreazione sorvegliata, dopo le lezioni. Fa piacere vedere gruppi di bambini che tenendosi per mano vanno orgogliosi a passeggio col loro maestro.38

Mary Berg (il cui vero nome è Miriam Wattemberg) nasce a Łódź, nel 1924. In seguito all'occupazione nazista, si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak e successivamente imbarcati per New York nel 1944. Il suo diario iniziato il 10 ottobre 1939 e termina al momento della traversata atlantica. Verrà pubblicato per la prima volta negli Usa a guerra non ancora finita.

38 M. Berg, Il ghetto di Varsavia, De Carlo, Roma 1946, pp. 58, 68-71, 158, 145, 192.
Oskar Rosenfeld, ebreo austriaco, nel ghetto Łódź scrive il suo diario tra il 1942 e il 1944. Verrà deportato ad Auschwitz in occasione della liquidazione del ghetto nell'agosto 1944. Morirà all'arrivo nella camera a gas.

39 D. Dwork, Nascere con la stella, Marsilio, Venezia 2009, p. 228.
Il movimento popolare che si manifestò nel Soccorso Sociale Ebraico si creò e si sviluppò al di fuori dei partiti, e questo distacco da tutte le prese di posizione politiche, inimmaginabile nella società contemporanea, soprattutto tra gli ebrei che mostrano una tendenza eccessiva in questo campo, rappresenta un tratto caratteristico delle istituzioni sociali del ghetto, uniche nel loro genere, la cui particolarità fu determinata dalle circostanze eccezionali che produssero la loro nascita.
[...]
In Polonia, dove l'antisemitismo regnava in ogni strato sociale, un ebreo che scegliesse di farsi battezzare compiva prima di tutto un atto sociale (e non tanto religioso), che doveva tagliare tutti i suoi legami con l'ebraismo. Nel ghetto, un buon numero di convertiti se ne stava in disparte, cercando di giocare un ruolo elitario. Una società di volontariato cattolico, la "Caritas", pensava a loro. Inoltre, nel ghetto c'erano due chiese cattoliche, sempre piene di fedeli. La vista di questa gente che portava il bracciale ebreo e pregava con fervore nelle chiese cattoliche, suscitava una strana impressione. Circolavano voci che il clero cattolico si stesse interessando a loro e che presto sarebbero stati autorizzati a lasciare il ghetto ecc. Vane speranze. Gli ebrei cattolici condivisero la stessa sorte di quelli che essi non vollero più considerare loro fratelli.40

Michel Mazor nasce a Kiev da famiglia ebraica. Diventa avvocato e si stabilisce a Varsavia. Rinchiuso nel ghetto, viene catturato durante la grande "Azione" e destinato al campo di Treblinka, nel settembre del 1942. Mazor riesce a fuggire dal carro bestiame durante il viaggio e sopravvive sotto falso nome alla guerra. Dopo questa si trasferisce a Parigi, dove scrive le sue memorie.

40 M. Mazor, La città scomparsa, Marsilio, Venezia 1992, pp. 82-83, 104.
Centinaia di minyanim [Letteralmente, minyan significa "numero"; è un riferimento al numero dieci, il numero di uomini richiesto per un servizio religioso. La spiegazione è in nota nell'originale, ndr] clandestini hanno organizzato servizi in tutta Varsavia, e non si è saltato nessuno degli inni della liturgia, neanche i più difficili. Non sono mancati nemmeno i sermoni. Tutto è conforme alle antiche tradizioni d'Israele.
Sono state scelte stanze appartate, le cui finestre davano su cortili interni, e lì, mormorando, hanno sospirato le loro suppliche al Dio d'Israele. Stavolta non c'erano cantori né cori, nient'altro che preghiere sussurrate. Ma sono preghiere che vengono dal profondo del cuore.41

Chaim Aaron Kaplan nasce nel 1880 da una famiglia di ebrei russi nel villaggio di Horodyszcze, nei pressi di Baranovichi (nell'attuale Bielorussia). Riceve un'istruzione talmudica nella yeshiva di Mir e studia successivamente pedagogia a Vilna. Nel 1902 si stabilisce a Varsavia, dove fonda una scuola elementare ebraica. Pubblica alcuni libri. Nel 1941 decide di restare nella Varsavia occupata dai nazisti, nonostante la possibilità di ottenere un visto per l'Unione Sovietica. Viene arrestato insieme a sua moglie nella retata del 4 agosto 1942, per essere deportato a Treblinka dove morirà.
Il suo diario, pubblicato in questa edizione per il periodo compreso tra il 1 settembre 1939 e la sera del suo arresto, è una significativa testimonianza sulle condizioni di vita nella città occupata e, in particolare, nel ghetto.

41 C. A. Kaplan, Chronique d'une agonie. Journal du ghetto de Varsovie, Calmann-Lévy, Parigi, 2009, pp. 255-256.