1. La Storia
  2. Immagini e documenti
  3. Testimonianze

Ancor prima dell'istituzione dei ghetti, gli ebrei sono sottoposti a diverse restrizioni, come il divieto di usare mezzi pubblici. Le limitazioni di soggiorno a loro riservate sono sempre più stringenti: non possono più frequentare scuole pubbliche, vengono costretti a consegnare le loro proprietà e sono sottoposti al lavoro coatto. In molte città, tra le prime disposizioni vi è quella di realizzare censimenti, con l'obbligo per gli ebrei di registrarsi.
Per distinguere in maniera evidente gli ebrei dal resto della popolazione, i tedeschi li costringono a indossare una fascia o un distintivo, in genere stelle di David. I distintivi si differenziano l'uno dall'altro, in quanto non prodotti in maniera centralizzata. Il 23 novembre 1939 Hans Frank emana l'ordine, valido in tutto il Governatorato Generale, che costringe gli ebrei di età superiore ai 10 anni a portare una fascia bianca sul braccio destro, con lo Judenstern (stella di David). Gli ebrei polacchi sentono il marchio come un'umiliazione, un ritorno al medioevo.
Nel Governatorato Generale il culmine delle limitazioni di soggiorno viene raggiunto con il decreto dell'amministrazione civile, retrodatato al 15 ottobre 1941, che punisce con la pena di morte chi abbandona il luogo di residenza assegnatogli. Con un successivo ordine, il 21 novembre 1941, la Polizia di sicurezza obbliga le forze poliziesche a sparare a vista su chiunque si trovi fuori dal ghetto senza permesso. Nel Warthegau, già dalla primavera del 1940, le guardie del ghetto di Litzmannstadt hanno l'ordine di sparare su chi tenta la fuga.
Queste disposizioni sanciscono anche la cesura definitiva nei rapporti tra i polacchi ebrei e non ebrei: chi presta aiuto ai primi, infatti, viene minacciato di morte.

Legenda: Testimonianze dei persecutori

Questo lo fece ridere. Infine, invece di impiccarmi, mi multò di 300 złoty.1

StanisławTaubenschlag (avrebbe poi assunto il nome di Stanley Townsend) nasce in Polonia nel 1920. Riesce a procurarsi dei documenti dai quali risulta "ariano" e a sopravvivere fuori dal ghetto, ma il 17 giugno 1942 viene arrestato: finirà dapprima ad Auschwitz I, poi a Buchenwald. Alla fine della guerra si trasferisce negli Stati Uniti e poi, nel 1962, a Parigi. Racconta le sue esperienze di quegli anni in un breve memoriale.

1 S. Taubenschlag, To Be a Jew in Occupied Poland. Cracow – Auschwitz – Buchenwald, Frap-Books, Oświęcim 1998, p. 24.
Se un ebreo incrociava per strada un tedesco in uniforme doveva subito cedergli il passo. L'ordine non lasciava spazio a equivoci.2

Marcel Reich-Ranicki nasce in Polonia nel 1920 e si trasferisce a nove anni a Berlino. Una volta cresciuto, vede vincere il nazismo e nel 1940 viene rinchiuso nel ghetto di Varsavia. Sopravvive insieme alla moglie, nascondendosi. Nel 1958 torna in Germania. Oggi svolge un'attività di critico letterario militante.

2 M. Reich-Ranicki, La mia vita, Sellerio, Palermo 2003, pp. 175-176.
Questi nastri-bracciali sono molto richiesti nel ghetto perché i tedeschi sono particolarmente "sensibili" in questa materia, e se notano un ebreo con un bracciale spiegazzato o sporco non esitano a picchiarlo.3

Mary Berg (il cui vero nome è Miriam Wattemberg) nasce a Łódź, nel 1924. In seguito all'occupazione nazista, si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak e successivamente imbarcati per New York nel 1944. Il suo diario iniziato il 10 ottobre 1939 e termina al momento della traversata atlantica. Verrà pubblicato per la prima volta negli Usa a guerra non ancora finita.

3 M. Berg, Il ghetto di Varsavia, De Carlo, Roma 1946, pp. 114-115.
Noemi Szac-Wajnkranc nasce negli anni Venti a Varsavia da una famiglia ebraica assimilata e benestante. Appena sposata, viene obbligata a trasferirsi nel ghetto, dal quale suo marito Jurek fu deportato e poi ucciso nel campo di Majdanek alla fine del 1943. Prende parte alla rivolta del ghetto, dove perdono la vita i suoi genitori e lo zio. Dopo la rivolta vive nascosta finché nel maggio 1945 viene uccisa da un cecchino in una strada di Łódź.

4 N. Szac-Wajnkranc, Diario, in N. Szac-Wajnkranc, L. Weliczker, I diari del ghetto, Paperbacks Lerici, Milano 1966, p. 17.
A partire dal 12 novembre, ogni ebreo dai dodici anni in su deve portare al braccio sinistro una fascia bianca con una stella di David di colore blu (in alcune città, come Łódź e Włocławek, si tratta di distintivi gialli cuciti sulla schiena e sul petto).5

Marek Edelman nasce da una famiglia ebraica nel 1922 a Varsavia. Sin da giovane aderisce al Bund (movimento operaio ebraico). È tra i promotori e organizzatori della rivolta del ghetto di Varsavia ed è l'unico comandante che sopravvive alla guerra. Riporta la sua testimonianza intervistato dalla giornalista Hanna Krall.

5 M. Edelman, H. Krall, Il ghetto di Varsavia, Città Nuova, Roma 1985, pp. 29-30.
Divieto di ingresso agli ebrei negli uffici della Posta centrale di via Warecki.
Nomina di un commissario ariano per ogni stabilimento di credito e prestito su pegno appartenente a ebrei.
Divieto di aprire le scuole ebraiche, primarie o secondarie, municipali o private; i bambini ebrei non devono ricevere alcuna istruzione.
Divieto di versare pensioni ai vecchi ebrei, nemmeno dai fondi della Società di previdenza della comunità, benché si tratti del loro denaro che hanno versato a questa organizzazione per anni.
Obbligo per ogni attività e per ogni negozio di ebrei di affiggere una stella di David in un posto visibile.
Mi sembra abbastanza per una settimana.

29 agosto 1940
Sapevo già che le librerie ebraiche non avevano più il diritto di vendere libri tedeschi. Il loro carattere sacro non deve essere insudiciato dal contatto di mani ebraiche. Ma che questa interdizione si applichi anche alle librerie ariane – cioè che sia proibito vendere un libro tedesco a un ebreo che non lo desidera per ragioni commerciali, ma semplicemente per uso personale – questo nessuno l'avrebbe mai potuto immaginare.

19 settembre 1940
Un'altra ordinanza demente. Un legislatore dotato di un minimo d'intelligenza non farebbe leggi simili. La nuova ordinanza decide che un medico ebreo non è più autorizzato a curare un paziente ariano e che d'altra parte un medico ariano non ha il diritto di curare un paziente ebreo.
Se ne dà una ragione: è ben noto che le malattie contagiose sono soprattutto diffuse nei quartieri ebraici. Se un medico ariano cura pazienti ebrei, c'è il pericolo che diffonda queste malattie da un quartiere all'altro.
E' un'immagine di come sarà l'Europa nell'avvenire. Una separazione tra ciascuno dei popoli che la compongono.

10 ottobre 1940
Ieri è stato pubblicato un ordine ai termini del quale gli ebrei devono fare luogo a tutti i tedeschi, soldati o funzionari civili in uniforme. Fare luogo significa che gli ebrei devono farsi da parte fino a che i tedeschi non abbiano lasciato il marciapiedi. Bisogna dunque tenere gli occhi incessantemente aperti, evitare di sognare o chiacchierare: cose che rischierebbero di farvi dimenticare di rendere al nazista che incontrate gli onori che gli sono dovuti. Già oggi abbiamo avuto le nostre prime vittime a seguito di questa misura, persone che sono state picchiate.6

Chaim Aaron Kaplan nasce nel 1880 da una famiglia di ebrei russi nel villaggio di Horodyszcze, nei pressi di Baranovichi (nell'attuale Bielorussia). Riceve un'istruzione talmudica nella yeshiva di Mir e studia successivamente pedagogia a Vilna. Nel 1902 si stabilisce a Varsavia, dove fonda una scuola elementare ebraica. Pubblica alcuni libri. Nel 1941 decide di restare nella Varsavia occupata dai nazisti, nonostante la possibilità di ottenere un visto per l'Unione Sovietica. Viene arrestato insieme a sua moglie nella retata del 4 agosto 1942, per essere deportato a Treblinka dove morirà.
Il suo diario, pubblicato in questa edizione per il periodo compreso tra il 1 settembre 1939 e la sera del suo arresto, è una significativa testimonianza sulle condizioni di vita nella città occupata e, in particolare, nel ghetto.

6 C. A. Kaplan, Chronique d'une agonie. Journal du ghetto de Varsovie, Calmann-Lévy, Parigi 2009, pp. 118-119, 240, 249-250, 260.
Mi ha rattristato molto questa notizia, non solo a me, a tutti gli Israeliti che l'hanno sentita. Quei manifesti sono stati messi non soltanto a Kielce, ma anche in tutte le città del Governatorato Generale (come si chiama adesso questa parte dell'ex Polonia).7

Dawid Rubinowicz è un bambino di 12 anni quando inizia a scrivere il suo diario, nel quale riporta le vicende del suo villaggio, Krajno, nei pressi di Kielce, e della sua comunità ebraica. Le vicende narrate riguardano gli anni 1940-1942. Morirà a Treblinka.

7 D. Rubinowicz, Il diario di Dawid Rubinowicz, Einaudi, Torino 2000, p. 25.