1. La Storia
  2. Immagini e documenti
  3. Testimonianze

Fin dall'inizio, gli ebrei subiscono saccheggi selvaggi da parte di appartenenti alla Wehrmacht, alle SS e alla Polizia, ma sono sottoposti anche a confische e "arianizzazioni". Si bloccano i conti bancari, si confiscano i depositi, le fabbriche, le abitazioni. Le imprese ebraiche, poi, sono rilevate e affidate a una nuova classe di gestori, i cosiddetti Treuhänder. Sia Volksdeutsche (tedeschi "etnici") sia tedeschi provenienti dal grande Reich, come Walter Toebbens a Varsavia o Oskar Schindler a Cracovia, entrano quindi in possesso delle imprese, traendone veloci profitti.
Nel momento in cui lasciano le loro case per entrare negli alloggi dei ghetti, agli ebrei viene quasi sempre permesso di portare soltanto una parte dei propri averi. Ma gli espropri continuano anche dopo l'istituzione del ghetto. L'ultimo furto generalizzato, nel gennaio del 1942, consiste nell'obbligo di consegnare le pellicce. In alcuni casi, come a Łódź, in cambio di soldi veri vengono introdotte nuove valute, le uniche consentite all'interno del ghetto, ma prive di valore all'esterno.
Le proprietà ebraiche non utilizzate dall'occupante tedesco vengono distrutte: soprattutto nei giorni delle festività ebraiche si assiste a molteplici e violenti incendi di sinagoghe e testi sacri. In alcuni casi vengono anche bruciate vive persone. Le pietre tombali e le macerie delle sinagoghe sono utilizzate, talvolta, per costruire strade o selciare marciapiedi.
Parte della popolazione polacca, nondimeno, si dedica a un accaparramento senza precedenti dei beni ebraici. Bande di giovani ricattano e taglieggiano gli ebrei: sono i cosiddetti Szmałcomnicy (delatori), che intervengono quando gli ebrei, in previsione di sicure confische, cercano di vendere in tutti i modi i loro immobili. Per gran parte degli Szmałcomnicy, cresciuti in un clima di volgare antisemitismo, tradire gli ebrei non significa automaticamente "collaborare" con i nazisti: alcuni continueranno a perseguitarli anche durante l'insurrezione della città di Varsavia (1944), mentre combatteranno contro gli stessi nazisti.

Legenda: Testimonianze dei persecutori

E' proibito a un ebreo, e a chiunque viva con lui nella stessa casa, conservare presso di sé più di duemila złoty; ogni somma eccedente i duemila złoty deve essere immediatamente depositata in banca. Tutti gli oggetti di gioielleria e i preziosi, siano essi d'argento, oro o platino, devono immediatamente essere consegnati... al vincitore.

27 agosto 1940
E non basta. Ora c'è il decreto sui caffè! I migliori caffè, i più frequentati, saranno attribuiti ai Volksgenossen [cittadini del Reich], a partire dal 1 settembre, com'è successo per quelle che erano farmacie di ebrei. Un bel mattino, un individuo appartenente alla razza dei signori entra nel vostro caffè e prende il vostro posto. E' che in effetti gli appartenete, e tutto quello che è vostro è suo.8

Chaim Aaron Kaplan nasce nel 1880 da una famiglia di ebrei russi nel villaggio di Horodyszcze, nei pressi di Baranovichi (nell'attuale Bielorussia). Riceve un'istruzione talmudica nella yeshiva di Mir e studia successivamente pedagogia a Vilna. Nel 1902 si stabilisce a Varsavia, dove fonda una scuola elementare ebraica. Pubblica alcuni libri. Nel 1941 decide di restare nella Varsavia occupata dai nazisti, nonostante la possibilità di ottenere un visto per l'Unione Sovietica. Viene arrestato insieme a sua moglie nella retata del 4 agosto 1942, per essere deportato a Treblinka dove morirà.
Il suo diario, pubblicato in questa edizione per il periodo compreso tra il 1 settembre 1939 e la sera del suo arresto, è una significativa testimonianza sulle condizioni di vita nella città occupata e, in particolare, nel ghetto.

8 C. A. Kaplan, Chronique d'une agonie. Journal du ghetto de Varsovie, Calmann-Lévy, Parigi 2009, pp. 72, 239.
24 dicembre 1941
I nazisti hanno diramato in questi giorni l'ordine che entro il 1° gennaio 1942 – che bel regalo di Capodanno – gli abitanti del ghetto dovranno consegnare tutte le loro pellicce: mantelli, colli, manicotti e perfino gli avanzi di pelliccia. La comunità ha organizzato per questo scopo diversi centri di raccolta. La gente preferisce vendere le pellicce per niente piuttosto che darle ai tedeschi, alcuni però hanno deciso di nasconderle e si sforzano di trovare nascondigli utili. La pena contemplata per chi nasconda anche un semplice pezzettino di pelliccia è la morte. Ma ci minacciano di morte per tanti motivi che questa nuova ragione ci fa soltanto sorridere.)9

Mary Berg (il cui vero nome è Miriam Wattemberg) nasce a Łódź, nel 1924. In seguito all'occupazione nazista, si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak e successivamente imbarcati per New York nel 1944. Il suo diario iniziato il 10 ottobre 1939 e termina al momento della traversata atlantica. Verrà pubblicato per la prima volta negli Usa a guerra non ancora finita.

M. Berg, Il ghetto di Varsavia, De Carlo, Roma 1946, pp. 32, 160.
9 febbraio 1942
Come sono entrato, quella casa era irriconoscibile, da come era stata fatta la perquisizione. Tutti le avevano buscate, questo è evidente. Il padre non c'era, perché era andato alla neve, allora sono andati là da lui, lo hanno picchiato per bene e gli hanno tagliato la barba. Alla neve abbiamo lavorato fino a sera. Papà era appena tornato da Kielce, quand'ecco il tedesco e quelli della commissione che entrano da noi. Ma non hanno fatto una perquisizione così severa. Uscendo hanno voluto due galline per la cena, e uno ha voluto pure una bottiglia di vodka. Abbiamo dovuto dargli la vodka, ma una gallina sola. Così passano i giorni uno dopo l'altro, sempre coi furti e la paura.

14 aprile 1942
Svegliandomi ho saputo che c'erano le guardie a perquisire dagli ebrei, e in una casa ne avevano già presi tre. Intanto continuava questa perquisizione. Da un sarto hanno trovato moltissima merce, più di venti pellicce di Zakopane, l'hanno subito portato via. Già avevano perquisito una quindicina di case, portando via molta roba. Poi sono entrati dal vicino e gli hanno preso tutto quello che possedeva, persino la biancheria sporca, e anche i vestiti usati hanno preso. Hanno preso della roba che non era per niente di mercato nero.
Finita la perquisizione da ognuno, hanno fatto venire i carri per la roba, che per caricarla tutta ci sarà voluta qualche ora. Io guardavo partire questa carovana. Erano 5 carri di roba diversa! Arrivati giusto di fronte a noi, allora uno dei carri si è fermato e gli altri no, quando il tedesco ha sparato credevo che sulla strada c'era già un cadavere, invece non era niente. Aveva sparato per far fermare i carri. Quel sarto che gli avevano preso le pellicce, era stato così bastonato che aveva la faccia tutta piena di lividi e gonfia, stava seduto sul carro come una mummia. A Bieliny ne hanno portati solo tre, gli altri li hanno rilasciati, hanno portato via quello delle pellicce e marito e moglie. Qui c'è adesso un abbattimento terribile, con queste perquisizioni che fanno ogni giorno e che sempre trovano lo stesso della roba da portare via.10

Dawid Rubinowicz è un bambino di 12 anni quando inizia a scrivere il suo diario, nel quale riporta le vicende del suo villaggio, Krajno, nei pressi di Kielce, e della sua comunità ebraica. Le vicende narrate riguardano gli anni 1940-1942. Morirà a Treblinka.

10 D. Rubinowicz, Il diario di Dawid Rubinowicz, Einaudi, Torino 2000, pp. 28, 41, 54-56.
Nel frattempo presero una ottantina, novantina di ebrei e li tennero in ostaggio in sinagoga, aspettando che noi ci recassimo dal consiglio, da Tenenboim che era nel consiglio e che doveva portare il denaro – si comportarono con durezza, hanno dato fuoco alla sinagoga – era suo compito farlo. Egli portò loro la somma richiesta.11

Tzvì Liverant, testimone delle distruzioni perpetrate ad opera dei nazisti, racconta nella sua intervista a Yad Vashem del ricatto ai danni degli ebrei di Siedlce nell'anno 1939. Gli ebrei che vengono rinchiusi all'interno della sinagoga, di cui si parla, verranno bruciati vivi.

11 Testimonianza di Tzvì Liverant di Siedlce, Yad Vashem nel 1996.