1. La Storia
  2. Immagini e documenti
  3. Testimonianze

La politica di ghettizzazione viene supportata da una serie di tecniche propagandistiche che, demonizzando tra le popolazioni locali la componente ebraica, gettano il terreno per nuove disposizioni contro questa minoranza. All'interno dello stesso territorio polacco, gli ufficiali nazisti utilizzano artificiose rappresentazioni degli ebrei: vengono diffusi, infatti, manifesti e opuscoli al fine di allertare la popolazione della "minaccia" ebraica.
Nel programmare e organizzare lo sterminio degli ebrei europei, la propaganda svolge un ruolo cruciale, incitando all'odio e giustificando le atrocità. Nel caso di Leopoli, i reporter tedeschi fotografano e filmano famiglie piangenti accanto a dei cadaveri, identificando volutamente i persecutori come "giudeo-bolscevichi", al fine di catalizzare e giustificare localmente i pogrom.
Soprattutto il cinema veicola un'immagine dell'ebreo fortemente stereotipata. Tre opere paradigmatiche escono in sala nel 1940: Jud Süss (Süss l'ebreo), di Veit Harlan, Die Rothschilds (I Rothschild), di Erich Waschneck e Der Ewige Jude (L'ebreo errante), di Fritz Hippler. L'ultimo in particolare, uno pseudo-documentario girato nei ghetti di Łódź e Varsavia, compara gli ebrei europei a una serie di immagini metaforiche, come la marea di topi portatori di malattie che invade il continente, esaltandone "biologicamente" la presunta natura meschina e subumana.
La propaganda ufficiale, tuttavia, cerca anche di raggirare la popolazione tedesca, il mondo esterno e le vittime stesse circa le intenzioni omicide dei carnefici. Di qui, manifesti e articoli ricordano costantemente ai tedeschi di non credere alle "bugie" degli Alleati sui crimini commessi nelle zone occupate.

Legenda: Testimonianze dei persecutori

Il giornale pubblica ogni giorno dichiarazioni incendiarie contro gli ebrei, e la minima colpa commessa da un ebreo è sottolineata con tutte le spiegazioni e le interpretazioni del caso sull'"ebraismo criminale". Quest'ultimo è accusato di non obbedire al regime e di succhiare il sangue dei cristiani. Lo stesso capo della polizia incoraggia questo odio verso gli ebrei nei suoi proclami. Non c'è decisione amministrativa, né proclama, non viene espressa una opinione, non è fatto un annuncio senza che gli ebrei vi siano menzionati in modo ingiurioso e designati come membri di una razza inferiore. Trovano tutte le scuse. Sono gli ebrei che sono all'origine della svalutazione della moneta, e, se la moneta non si svaluta, allora accusano gli ebrei di essere colpevoli di crudeltà verso gli animali.1

Chaim Aaron Kaplan nasce nel 1880 da una famiglia di ebrei russi nel villaggio di Horodyszcze, nei pressi di Baranovichi (nell'attuale Bielorussia). Riceve un'istruzione talmudica nella yeshiva di Mir e studia successivamente pedagogia a Vilna. Nel 1902 si stabilisce a Varsavia, dove fonda una scuola elementare ebraica. Pubblica alcuni libri. Nel 1941 decide di restare nella Varsavia occupata dai nazisti, nonostante la possibilità di ottenere un visto per l'Unione Sovietica. Viene arrestato insieme a sua moglie nella retata del 4 agosto 1942, per essere deportato a Treblinka dove morirà.
Il suo diario, pubblicato in questa edizione per il periodo compreso tra il 1 settembre 1939 e la sera del suo arresto, è una significativa testimonianza sulle condizioni di vita nella città occupata e, in particolare, nel ghetto.

1 C. A. Kaplan, Chronique d'une agonie. Journal du ghetto de Varsovie, Calmann-Lévy, Parigi 2009, pp. 92-93.
Vennero girate anche scene allestite appositamente: ebrei malridotti, spesso ripugnanti, venivano portati da registi e cameramen in un ristorante del ghetto. Al proprietario del locale si ordinava di imbandire riccamente la tavola per l'involontario cliente. Si inscenava un banchetto – per far vedere che gli ebrei vivevano bene. Vennero girate anche scene di sesso: dei documentaristi tedeschi, con la pistola in pugno, costrinsero uomini giovani a rapporti sessuali con donne anziane, e non propriamente attraenti, e giovani donne con uomini anziani.2

Marcel Reich-Ranicki nasce in Polonia nel 1920 e si trasferisce a nove anni a Berlino. Una volta cresciuto, vede vincere il nazismo e nel 1940 viene rinchiuso nel ghetto di Varsavia. Sopravvive insieme alla moglie, nascondendosi. Nel 1958 torna in Germania. Oggi svolge un'attività di critico letterario militante.

2 M. Reich-Ranicki, La mia vita, Sellerio, Palermo 2003, pp. 185-186.
La troupe cinematografica continua a fare foto. Povertà estrema e lusso (i bar). Non filmano i soggetti positivi. Avril con la troupe cinematografica è arrivato alla mikva (bagno rituale) in via Dzielna, e vuole fare delle riprese. Servono 20 uomini ortodossi con le pejess, e 20 donne dei migliori ambienti. Inoltre una circoncisione dimostrativa. È stato ordinato al dott. Milejkowski di occuparsi dell'organizzazione. Il candidato purtroppo pesa solo due kg. C'è da temere che non sopravviva.3

Adam Czerniaków (1880-1942) chimico e ingegnere, senatore, rappresentante dell'Unione ebraica artigiani di Varsavia, poliglotta, poeta, amante dell'arte, della musica, della letteratura. Diviene nel 1939 presidente del Consiglio ebraico di Varsavia. Si suicida il giorno dopo l'inizio della liquidazione del ghetto di Varsavia, il 23 luglio 1942, ingerendo una pillola di cianuro.

3 A. Czerniaków, Diario 1939-1942 il dramma del ghetto di Varsavia, Città Nuova, Roma 1989, pp. 323-327.
Emmanuel Ringelblum nasce a Buczacz, in Galizia, nel 1900, e consegue il dottorato di ricerca in storia all'Università di Varsavia nel 1927. Durante l'occupazione nazista della città Ringelblum si attiva all'interno del movimento clandestino e si occupa della creazione di un archivio di documenti e testimonianze sulla persecuzione degli ebrei in Polonia. Fugge dal ghetto nel marzo 1943, ma catturato, viene internato nel campo di Trawniki da cui riesce a fuggire. Viene quindi arrestato nuovamente nel marzo 1944 e fucilato con la moglie e il figlio. Gli archivi degli Oyneg Shabes (nome del gruppo di intellettuali gravitanti attorno a Ringelblum), nascosti sotto le rovine del ghetto, sono stati rinvenuti tra il settembre 1946 e il dicembre 1950, e con essi i suoi Appunti dal ghetto di Varsavia.

4 E. Ringelblum, Sepolti a Varsavia: appunti dal ghetto, Il Saggiatore, Milano 1965, p. 348.
8 maggio 1942
I tedeschi hanno deciso di fare un film della vita del ghetto. Stamattina di buon'ora hanno piazzato una potente macchina davanti al N. 20 della Chłodna e hanno cominciato a fotografare i passanti. Poi sono entrati in uno degli appartamenti più eleganti e hanno ordinato che apparecchiassero una tavola nel salotto. Hanno confiscato in un ristorante vicino i piatti di carne più prelibati, torte e frutta – probabilmente la sola frutta esistente nel ghetto. Hanno fermato i passanti più elegantemente vestiti, uomini e donne, imposto loro di sedersi intorno al tavolo, mangiare, bere e chiacchierare. Questo loro film straordinario lo mostreranno forse a Berlino per provare che alla popolazione del ghetto non manca niente e che da noi si trovano perfino cibi spariti da tempo in Germania!5

Mary Berg (il cui vero nome è Miriam Wattemberg) nasce a Łódź, nel 1924. In seguito all'occupazione nazista, si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak e successivamente imbarcati per New York nel 1944. Il suo diario iniziato il 10 ottobre 1939 e termina al momento della traversata atlantica. Verrà pubblicato per la prima volta negli Usa a guerra non ancora finita.

5 M. Berg, Il ghetto di Varsavia, De Carlo, Roma 1946, pp. 132, 197.
Nel terzo quadretto c'è un ebreo che impasta la farina coi piedi e i pidocchi camminano su di lui e sulla pasta. Il titolo del manifesto dice: "L'ebreo è un furfante, è il tuo solo nemico". E in fondo sta scritto:

"Passante caro, fermati e guarda
come gli ebrei ti fregano:
con l'acqua sporca annacquano il latte,
nella carne ci tritano i topi,
la farina la impastano con i piedi,
e per il lievito ci mettono i pidocchi."

Mentre la guardia attaccava questo manifesto, già la gente si mette a ridere; tanto ridevano che la testa mi scoppiava per l'infamia che gli ebrei subiscono oggigiorno. Voglia Dio che questa infamia finisca al più presto.6

Dawid Rubinowicz è un bambino di 12 anni quando inizia a scrivere il suo diario, nel quale riporta le vicende del suo villaggio, Krajno, nei pressi di Kielce, e della sua comunità ebraica. Le vicende narrate riguardano gli anni 1940-1942. Morirà a Treblinka.

6 D. Rubinowicz, Il diario di Dawid Rubinowicz, Einaudi, Torino 2000, pp. 41-42.