1. La Storia
  2. Immagini e documenti
  3. Testimonianze

Le amministrazioni tedesche mettono in atto il processo di ghettizzazione in oltre 400 località dell'ex-territorio polacco. Il ghetto è, di solito, una zona di immobili, senza terreni liberi né spazi verdi, situata nel centro di una grande città. I ghetti hanno grandezze molto differenti. Il più esteso è quello di Varsavia, chiuso ermeticamente il 16 novembre 1940. Inizialmente, in 3,5 chilometri quadrati sono ammassate 380.000 persone, ma in totale ve ne saranno rinchiuse circa 500.000. Nel ghetto di Litzmannstadt (Łódź) in alcuni periodi vivono più di 200.000 persone. Molto più piccolo è invece il ghetto della capitale del Governatorato Generale, Cracovia, che all'inizio conta 12.000 ebrei. Esistono però ghetti ancora più piccoli, con solo alcune dozzine di abitanti.
Solamente alcune città, quali Varsavia, Radom e Cracovia, vedono edificare intorno al loro ghetto delle alte mura con porte d'ingresso. Altrove, come a Łódź, si istallano dei recinti di legno o di filo spinato; in altre città, come a Lublino, non si dispongono nemmeno delle chiusure reali.
Conseguentemente, molti ghetti, come quello di Varsavia e di Łódź, sono ermeticamente chiusi e sorvegliati da guardie tedesche, polacche e ucraine; altri, rimangono relativamente "aperti". Alcuni sono anche divisi da strade che servono alla popolazione locale per passare indisturbata da un lato all'altro della città; le parti del ghetto vengono quindi collegate attraverso ponti di legno.
In ogni caso, anche se per l'occupante non è sempre possibile isolare il ghetto, tutti gli ebrei sono costretti a risiedervi. L'uscita è permessa soltanto a chi ottiene un'autorizzazione per farlo.
Alcuni ghetti vengono utilizzati solo per poche settimane prima di procedere all'espulsione, alla deportazione o all'uccisione degli abitanti; altri rimangono invece in vita per molti anni, come nel caso di Łódź, che durerà fino all'estate del 1944.

Legenda: Testimonianze dei persecutori

5 giugno 1941
Intanto i muri del ghetto seguitano ad alzarsi. I reticolati sono gradualmente sostituiti da muri rosso mattone. Nei punti dove il quartiere ebreo è separato dal lato "ariano" solo da reticolati si vedono cartelli con le scritte Seuchensperrgebiet – Nur Durchfahrt gestattet. Si vogliono così tener lontani i soldati tedeschi dalla zona proibita che, lo sanno tutti ormai, è un vivaio di malattie infettive. La comunità ebrea stessa è costretta a fornire il materiale per le mura del ghetto. È stato eletto a questo scopo uno speciale Consiglio della Comunità che ha avuto il nome di Instandhaltung der Seuchensperrmauern (Mantenimento del muro contro le epidemie).17

Mary Berg (il cui vero nome è Miriam Wattemberg) nasce a Łódź, nel 1924. In seguito all'occupazione nazista, si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak e successivamente imbarcati per New York nel 1944. Il suo diario iniziato il 10 ottobre 1939 e termina al momento della traversata atlantica. Verrà pubblicato per la prima volta negli Usa a guerra non ancora finita.

17 M. Berg, Il ghetto di Varsavia, De Carlo, Roma 1946, pp. 49, 78-79.
Se qualcuno si azzardava a farlo, veniva immediatamente raggiunto dalle pallottole del mitra delle sentinelle.18

Alexander Weissmann racconta la sua esperienza di ebreo nella Polonia occupata dai nazisti e quella all'interno del ghetto di Łódź, dove, a diciannove anni, entra nella Polizia ebraica; una scelta, questa, che non gli eviterà la deportazione a Birkenau nel 1944. Da qui sarà successivamente evacuato con gli altri prigionieri dapprima a Mauthausen e poi nel sottocampo di Ebensee, dove resterà sino all'arrivo dei militari americani. Nel dopoguerra si trasferisce in Italia.

18 A. Weissmann, Dal ghetto di Łodz al paese del sole, Edizioni Actac, Como 1993, p. 29.
Dinnanzi alle porte della più grande prigione del mondo, il ghetto ebraico di Varsavia, fanno la guardia ben tre tipi di poliziotti: tedeschi, polacchi, ebrei, che vegliano affinché nessun "criminale" sfugga.19

19 P. Malvezzi, Le voci del Ghetto di Varsavia: 1941/1942, Laterza, Bari 1970, p. 282.
Lentamente però fu eretto tutt'intorno uno steccato e venne proibito agli ebrei di lasciare il ghetto sotto minaccia della pena di morte.20

Calel Perechodnik, ebreo di Otwock, nasce nel 1916 e nel febbraio del 1941 entra a far parte della polizia ebraica. Muore probabilmente durante la rivolta di Varsavia.

20 C. Perechodnik, Sono un assassino?, Feltrinelli, Milano 1996, pp. 20-21.