1. La Storia
  2. Immagini e documenti
  3. Testimonianze

L'istituzione dei ghetti avviene in circostanze e tempi diversi, senza un ordine preciso dall'alto: base comune è l'ordinanza (Schnellbrief) di Reinhard Heydrich del 21 settembre 1939, in cui si dispone il concentramento degli ebrei nelle principali città della Polonia. I ghetti sono visti come una soluzione temporanea atta a isolare gli ebrei dal resto della popolazione, prima della loro espulsione.
Nei quartieri ebraici di alcune città compaiono i primi cartelli con scritte quali "Seuchensperrgebiet" (Zona chiusa per epidemie). Alcuni di questi quartieri si trasformano in veri e propri ghetti senza un atto formale di istituzione. In molti casi vengono scelte nuove aree, spesso in quartieri carenti di infrastrutture, come a Cracovia. Tutti gli ebrei sono costretti a trasferirsi in nuove abitazioni, da condividere con altri nuclei familiari. Spesso hanno poco tempo e subiscono severe limitazioni sulla quantità di mobili e oggetti che possono portare con sé. Oltre agli ebrei locali, nei ghetti arrivano anche gli ebrei espulsi o deportati da altre zone.
I nazisti tentano di giustificare la politica di ghettizzazione con motivazioni diverse e contraddittorie, alla cui base, oltre a motivazioni di carattere economico, rimane un antisemitismo virulento: gli ebrei sarebbero "sporchi", "portatori di epidemie", quindi da escludere dalla società al fine di "proteggere" la popolazione tedesca e polacca; sarebbero all'origine del mercato nero, quindi da sorvegliare; si comporterebbero come spie, dunque da rinchiudere per motivi di sicurezza.
I ghetti vengono attivati in momenti diversi: il primo viene realizzato nell'ottobre del 1939 a Piotrków Trybunalski, nel distretto di Radom, ma è dalla metà del 1940 che si procede alla ghettizzazione su larga scala (Łódź,Varsavia, Lublino, Cracovia, etc.). Altri ancora sono realizzati solo dopo l'inizio delle uccisioni sistematiche, come nel distretto della Galizia, nel 1942. Gli ultimi, Będzin e Sosnowitz, vengono attivati in Alta Slesia nel 1943.

Elenco dei Ghetti

Nome del ghettoCircoscrizioneDistrettoNumero ebrei pre-guerraNumero ebrei 1941/1942Istituzione

Warszawa (Warschau, Varsavia, Warsaw)

Varsavia

Varsavia (GG)

378000

460000

12.10.-16.11. 1940

Łódź (Litzmannstadt)

Łódź (Litzmannstadt)

Wartheland

230000

2 04800

30.4. 1940

Lwów (Lemberg, L'viv, Lwow, Lvov, Lepoli)

Leopoli

Galizia (GG)

100000

110000

Agosto 1942

Białystok

Białystok

Bialystok

50000

50000

1.8. 1941

Częstochowa (Tschenstochau)

Częstochowa (Tschenstochau)

Radom (GG)

28500

50000

Aprile 1941

Tar nów

Tarnó w

Cracovia (GG)

25000

40000

19.2. 1942

Lublin (Lublino)

Lublino

Lublino (GG)

40000

36000

24.3.-24.4. 1941

Radom

Radom

Radom (GG)

30000

32000

Marzo-aprile 1941

Kielce

Kielce

Radom (GG)

20942

30000

5.4. 1941

Stanisławów (Stanislau, Ivano-Frankivs'k, Ivano-Frankovsk)

Stanislau (Stanisławów, Iwano-Frankiwsk)

Galizia (GG)

25000

30000

Dicembre 1941

Będzin (Bendsburg, Bendzin)

Kattowitz

Oberschlesien (Alta Slesia)

21000

28000

Aprile 1943

Sosnowiec (Sosnowitz)

Kattowitz

Oberschlesien (Alta Slesia)

3 1000

26000

15.3. 1943

Grodno (Hrodna)

Grodno

Bialystok (Białystok)

21000

25000

Ottobre-dicembre 1941

Piotrków Trybunalski (Petrikau)

Piotrków (Petrikau)

Radom (GG)

10300

25000

Ottobre-1939-gennaio 1940

Przemyśl (Przemysl, Premislo)

Przemyśl (Przemysl)

Cr acovia (GG)

17300

24000

Luglio 1942

Kraków (Cracovia, Krakau, Kroke)

Cracovia

Cracovia (GG)

56000

19000

Marzo 1941

Prużana (Pruzhany)

Bielsk

Bialystok (Białystok)

4200

18000

10.8. 1941

Tomaszów Mazowiecki

Tomaszów Mazowiecki

Radom (GG)

13000

16500

20.12. 1940

Kołomyja (Kolomea, Kolomyya)

Kołomyja (Kolomea)

Galizia (GG)

14500

16000

25.3. 1942

Międzyrzec Podlaski

Radzyń

Lublino (GG)

20000

16000

1942.09

Chełm (Cholm)

Chełm (Cholm)

Lublino (GG)

15000

15000

Fine ottobre 1940

Ostrowiec Świętokrzyski

Opatów

Radom (GG)

8000

15000

Aprile 1941

Borysław (Boryslav, Borislav)

Drohobycz

Galizia (GG)

13000

13000

Agosto 1942

Drohobycz (Drohobych, Drogobych)

Drohobycz

Galizia (GG)

13000

13000

Fine 1941

Żelechów

Garwolin

Varsavia (GG)

5500

13000

Ottobre 1940

Rzeszów (Reichshof, Reyshe)

Rzeszów (Reichshof)

Cracovia (GG)

15000

12500

17.12. 1941-10.1.1942

Nowy Sącz (Neu Sandez, Tsanz, Sants)

Nowy Sącz (Neu Sandez)

Cracovia (GG)

10500

12000

Luglio 1941

Otwock

Varsavia

Varsavia (GG)

5400

12000

4.11. 1940

Siedlce

Siedlce

Varsavia (GG)

15000

12000

1.8. 1941

Szydłowiec

Radom-Land

Radom (GG)

7200

12000

Dicembre 1941-aprile 1942

Tarnopol

Tarnopol

Galizia (GG)

14000

12000

Settembre 1941

Płock (Plozk, Plotzk, Schröttersburg)

Zichenau (Ciechanów)

Ostpreußen (Prussia orientale)

6500

10600

Settembre 1940

Buczacz (Buchach)

Czortków

Galizia (GG)

7500

10000

Dicembre 1942

Izbica Lubelski

Krasnystaw

Lublino (GG)

3600

10000

Aprile 1940 / ottobre 1942

Łomża (Lomscha)

Łomża (Lomscha )

Bialystok (Białystok)

9000

10000

12.8. 1941

Łuków

Radzyń

Lublino (GG)

6200

10000

Luglio 1940

Legenda: Testimonianze dei persecutori

Anch'io andai ad abitare nel ghetto. Preparai una riserva di prodotti alimentari per l'inverno. Per il riscaldamento tagliai qualche pino davanti al cinema. Il fatto che io, cittadino di Otwock e ingegnere agronomo, abbattessi i miei propri alberi, sorprese e indignò il vicesindaco, Czarnecki. Paragonò questo mio gesto all'estrazione di denti vivi e sani. Se fornisco questi minuziosi particolari, lo faccio per evidenziare come gli ebrei fossero profondamente convinti di tornare a breve nelle loro residenze, dove avrebbero nuovamente vissuto come uomini liberi.10

Calel Perechodnik, ebreo di Otwock, nasce nel 1916 e nel febbraio del 1941 entra a far parte della polizia ebraica. Muore probabilmente durante la rivolta di Varsavia.

10 C. Perechodnik, Sono un assassino?, Feltrinelli, Milano 1996, pp. 20-21.
Pare che devono istituire un nuovo quartiere ebraico in una cittadina nel distretto, ma papà non ha saputo in quale cittadina sarà, perché è dovuto partire prima della seduta.11

Dawid Rubinowicz è un bambino di 12 anni quando inizia a scrivere il suo diario, nel quale riporta le vicende del suo villaggio, Krajno, nei pressi di Kielce, e della sua comunità ebraica. Le vicende narrate riguardano gli anni 1940-1942. Morirà a Treblinka.

11 D. Rubinowicz, Il diario di Dawid Rubinowicz, Einaudi, Torino 2000, p. 34.
Mi è stato consegnato il piano della zona tedesca e, a parte, il piano del ghetto. Risulta che le strade che delimitano il ghetto sono destinate ai polacchi.12

Adam Czerniaków (1880-1942) chimico e ingegnere, senatore, rappresentante dell'Unione ebraica artigiani di Varsavia, poliglotta, poeta, amante dell'arte, della musica, della letteratura. Diviene nel 1939 presidente del Consiglio ebraico di Varsavia. Si suicida il giorno dopo l'inizio della liquidazione del ghetto di Varsavia, il 23 luglio 1942, ingerendo una pillola di cianuro.

12 A. Czerniaków, Diario 1939-1942. Il dramma del ghetto di Varsavia, Città Nuova, Roma 1989, p. 173.
[...] Il sabato in cui è stato istituito il Ghetto (16 novembre), è stata una giornata terribile. La gente della strada non sapeva che sarebbe stato un Ghetto chiuso, e così si è trattato di un fulmine a ciel sereno. A ogni angolo di strada c'erano picchetti di guardie tedesche, polacche ed ebree che perquisivano i passanti per accertare se potessero passare o no. Le donne ebree si sono viste impedito l'accesso ai mercati fuori del Ghetto. C'è stata un'immediata penuria di pane e di altri generi alimentari. I prezzi stanno andando alle stelle. Davanti a ogni negozio, code interminabili, e vengono letteralmente svuotati. Molti articoli sono improvvisamente scomparsi.13

Emmanuel Ringelblum nasce a Buczacz, in Galizia, nel 1900, e consegue il dottorato di ricerca in storia all'Università di Varsavia nel 1927. Durante l'occupazione nazista della città Ringelblum si attiva all'interno del movimento clandestino e si occupa della creazione di un archivio di documenti e testimonianze sulla persecuzione degli ebrei in Polonia. Fugge dal ghetto nel marzo 1943, ma catturato, viene internato nel campo di Trawniki da cui riesce a fuggire. Viene quindi arrestato nuovamente nel marzo 1944 e fucilato con la moglie e il figlio. Gli archivi degli Oyneg Shabes (nome del gruppo di intellettuali gravitanti attorno a Ringelblum), nascosti sotto le rovine del ghetto, sono stati rinvenuti tra il settembre 1946 e il dicembre 1950, e con essi i suoi Appunti dal ghetto di Varsavia.

13 E. Ringelblum, Sepolti a Varsavia: appunti dal ghetto, Il Saggiatore, Milano 1965, pp. 117-119, 134-135.
Noi l'abbiamo dimenticata subito. E' nella natura delle cose: chi ha superato grandi sventure cerca di dimenticarle e vuole che anche gli altri le dimentichino. A ogni giorno basta la sua propria pena.
Ma gli assassini non pensano, durante tutti i loro giorni, che a fare il male. Essi non se ne erano dimenticati, si accontentavano di mettere in pratica la loro decisione a poco a poco. Le prime misure per la creazione di un ghetto in effetti sono appena state prese. In relazione a questo, la questione dei muri destinati a tagliare in due le strade, muri che lo Judenrat ha dovuto costruire per proprio conto, questa questione è ora perfettamente chiara.

17 ottobre 1940
Oggi l'ordinanza ufficiale sul ghetto è stata pubblicata, ma i tiranni non amano definire gatto un gatto. Invece di ghetto, concetto medievale, loro chiamano questo un "quartiere ebraico". E il fatto che la stessa ordinanza faccia menzione di un quartiere polacco e di un quartiere tedesco dovrebbe dimostrare che il nemico tratta tutti allo stesso modo. Si arriva persino a dare una ragione "umana" della creazione di un quartiere ebraico: ci sarebbero tante e tali vittime di epidemie, soprattutto nelle strade ebraiche, che il posto deve essere messo in quarantena. Sappiamo molto bene che quello che dicono è una menzogna, ma non disponiamo di alcun mezzo per provare loro il contrario. Ci hanno condannato al silenzio, e noi tacciamo.
Un ghetto chiuso significa la morte per fame in un campo di concentramento, e in condizioni di vita inumane. L'intero quartiere ebraico sta per essere circondato da muri e da filo spinato, e alle porte si tenderà la sbarra che chiude tutte le strade, in modo che i prigionieri non possano scappare. In un ghetto chiuso, tutto è bloccato e sprangato. Nessuno entra né esce. Ogni persona che tenti di fuggire rischia la vita. I guardiani del ghetto non permettono ai contadini di portare nemmeno la minima quantità di cibo al di là delle sue porte. I bambini reclamano pane, e non ce n'è. Si pagavano dieci złoty per un chilo di cipolle.14

Chaim Aaron Kaplan nasce nel 1880 da una famiglia di ebrei russi nel villaggio di Horodyszcze, nei pressi di Baranovichi (nell'attuale Bielorussia). Riceve un'istruzione talmudica nella yeshiva di Mir e studia successivamente pedagogia a Vilna. Nel 1902 si stabilisce a Varsavia, dove fonda una scuola elementare ebraica. Pubblica alcuni libri. Nel 1941 decide di restare nella Varsavia occupata dai nazisti, nonostante la possibilità di ottenere un visto per l'Unione Sovietica. Viene arrestato insieme a sua moglie nella retata del 4 agosto 1942, per essere deportato a Treblinka dove morirà. 
Il suo diario, pubblicato in questa edizione per il periodo compreso tra il 1 settembre 1939 e la sera del suo arresto, è una significativa testimonianza sulle condizioni di vita nella città occupata e, in particolare, nel ghetto.

14 C. A. Kaplan, Chronique d'une agonie. Journal du ghetto de Varsovie, Calmann-Lévy, Parigi 2009, pp. 226-227, 264-265.
Là dove lo spazio era sufficiente per una sola famigliola, noi avremmo dovuto vivere in tre famiglie; complessivamente così "sistemarono" ben ottantamila ebrei.15

Alexander Weissmann racconta la sua esperienza di ebreo nella Polonia occupata dai nazisti e quella all'interno del ghetto di Łódź, dove, a diciannove anni, entra nella Polizia ebraica; una scelta, questa, che non gli eviterà la deportazione a Birkenau nel 1944. Da qui sarà successivamente evacuato con gli altri prigionieri dapprima a Mauthausen e poi nel sottocampo di Ebensee, dove resterà sino all'arrivo dei militari americani. Nel dopoguerra si trasferisce in Italia.

15 A. Weissmann, Dal ghetto di Lodz al paese del sole, Edizioni Actac, Como 1993, p. 22.
Alcuni erano veramente addolorati, altri dicevano di essere tristi soltanto con le labbra, ma i loro occhi ridevano: vi sta bene, siete della razza più misera, vi cacciamo fuori, noi rimaniamo. Ci sentivamo tanto umiliati! Il colonnello e sua sorella, proprietari dell'appartamento col quale avevamo scambiato il nostro, ci aspettavano. Firmammo gli accordi sullo scambio per la durata della guerra dei reciproci mobili.
Lo stesso giorno entrò una terza famiglia nella casa per occupare la terza stanza dell'appartamento; io scrissi sulla porta: "Suonare una volta: Szenberg (gli zii, n.d.r.); due volte: Wajnkranc; tre volte: Ahezojcen".16

Noemi Szac-Wajnkranc nasce negli anni Venti a Varsavia da una famiglia ebraica assimilata e benestante. Appena sposata, viene obbligata a trasferirsi nel ghetto, dal quale suo marito Jurek fu deportato e poi ucciso nel campo di Majdanek alla fine del 1943. Prende parte alla rivolta del ghetto, dove perdono la vita i suoi genitori e lo zio. Dopo la rivolta vive nascosta finché nel maggio 1945 viene uccisa da un cecchino in una strada di Łódź.

16 N. Szac-Wajnkranc, Diario, in N. Szac-Wajnkranc, L. Weliczker, I diari del ghetto, Paperbacks Lerici, Milano 1966, pp. 15-16.